Partita IVA nel regime dei minimi: come chiedere l’attribuzione del numero

Se avete una passione irrefrenabile per una determinata attività e volete fare di questa la vostra principale (o secondaria) fonte di reddito, allora la soluzione per poi è aprire una Partita IVA. Lo spauracchio legato a questo regime fiscale non è cosa da poco, ma se non intendete avere dei dipendenti o collaboratori di altro genere, allora potete avvalervi della Partita IVA nel regime dei minimi. Pochi e semplici passi vi condurranno all’attribuzione del numero: ecco come fare.

Il primo passo per aprire una Partita IVA all’Agenzia delle Entrate è quello di compilare il modulo d’inizio attività che corrisponde al codice AA9/10. È possibile ottenere il modulo direttamente online. A questo punto, dopo averlo debitamente compilato, occorre inoltrarlo all’organo competente entro trenta giorni dalla data d’inizio attività.

Ogni modulo va compilato in maniera corretta, pena l’esclusione dall’agevolazione. In modo particolare, deve contenere tutti i dati identificativi del soggetto d’imposta, i dati dell’attività principale svolta dal contribuente che presenta domanda e il suo codice, facilmente reperibile nelle tabelle ATECO 2007.

Con riferimento all’art. 27 della Manovra Finanziaria Monti, sono ritenuti idonei all’ingresso nel regime agevolato tutti i soggetti che abbiano prodotto un reddito inferiore ai 30mila euro annui. Nel modulo, è presente una casella per la scelta del regime fiscale preferito: ricordarsi di barrarla.

Per la domanda d’iscrizione all’assicurazione obbligatoria è invece necessario compilare il modello ARCO, mentre la denuncia d’esercizio da inoltrare all’INAIL si effettua compilando i quadri A e B. Tutta la documentazione va poi inoltrata in via telematica tramite la Comunicazione Unica all’Ufficio del Registro delle Imprese.

Le novità sul Regime dei Minimi in vigore dal 2015

Anno nuovo, regimi nuovi. E’ questo il principio su cui si sono basati i legislatori per stabilire le regole che andranno a comporre la tanto discussa riforma del Regime dei Minimi e che (salvo modifiche dell’ultima ora) entrerà in vigore dal prossimo 1 Gennaio 2015. L’idea di base è quella di andare incontro agli imprenditori, ma dalle prime impressioni ricevute dopo aver diffuso tutte le novità, si stima che in pochi decideranno di optare per il nuovo regime. Il motivo è piuttosto semplice: il confronto costi e benefici è squilibrato. Le categorie maggiormente svantaggiate sono quelle dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi che hanno un reddito di 15 mila euro.

Per loro infatti sarà più conveniente adottare il vecchio regime ordinario con detrazioni di imposta che hanno un’incidenza fiscale fissa del 13,6%. Il nuovo Regime dei Minimi invece ha un’incidenza del 15% e per chi sceglierà di adottarlo verranno meno anche alcuni importanti vantaggi sulle detrazioni IVA. Contine reading

I requisiti di accesso al nuovo Regime dei Minimi 2015

Regime-dei-minimi-startup-news1Con l’introduzione del nuovo Regime dei Minimi 2015 cambiano anche i requisiti di accesso, più nello specifico i requisiti di accesso al forfait agevolato dedicato ai lavoratori autonomi. L’aliquota è del 15% così come specificato nell’articolo 9. Cambiano anche gli importi delle spese sostenute per il personale che non devono superare l’importo totale di 5 mila euro annui e che riguardano il lavoro accessorio (disciplinato dall’art. 70 del decreto legislativo 276/2003), i collaboratori (di cui all’art. 50 comma 1, del TUIR) e quelli assunti a progetto (art. 61 del decreto legislativo 276/2003). Sono compresi inoltre gli utili derivanti dagli associati (art, 53 comma 3 del TUIR) e i costi sostenuti per i compensi ai collaboratori familiari e quelli dell’imprenditore artigiano (art. 69 del TUIR).

Un’altra importante novità per quanto riguarda i requisiti di accesso al nuovo Regime dei Minimi 2015 riguarda la spesa dei beni strumentali che non deve superare 20 mila euro. Per il calcolo da effettuare al termine di ogni esercizio ci sono alcune indicazioni a seconda che si tratti di beni in locazione finanziaria, in locazione, noleggio e comodato e detenuti in regime di impresa. Non sono utili ai fini del calcolo beni immobili e beni il cui costo non è superiore al limite di 516,4 euro.

Sono state introdotte anche nuove soglie di reddito che variano in base alle categorie di attività e ai codici ATECO per l’applicazione del nuovo regime. Facciamo giusto qualche esempio, per orientare i nostri lettori. Il reddito delle industrie alimentari e delle bevande (codice ATECO 10 – 11) è fissato in 35 mila euro, per le attività professionali (codice ATECO 64 – 65- 66 … 86 – 87 – 88) invece è di 15 mila euro. La maggior parte delle attività si ritroverà con un tetto da non superare di 20 mila euro (qualche codice ATECO 24 – 25, 26 … 81 – 82 – 84).

Partita IVA nel regime dei minimi: cosa cambierà dal 1° gennaio 2015

foto_regime_dei_minimiBrutta tegola per i lavoratori autonomi che usufruivano del regime fiscale agevolato. Con la Riforma del Regime dei Minimi, introdotta dal Patto di Stabilità 2015, si restringono in maniera significativa i privilegi concessi ai lavoratori inseriti in questo regime fiscale, tanto da rendere la partita IVA ordinaria addirittura più appetibile di quella in regime dei minimi.

La Riforma entrerà ufficialmente in vigore dal prossimo 1° gennaio e non saranno poche le novità che riguardano liberi professionisti e lavoratori autonomi. Ancora 15mila euro il tetto massimo per avere accesso all’agevolazione, che risulta però sconveniente in termini d’incidenza fiscale. Siamo sul 13,6% se si tratta di Partita IVA ordinaria, mentre nel regime dei minimi la percentuale diventa del 15%, senza contare che l’opzione priverebbe del vantaggio degli oneri detraibili e deducibili.

Discorso a parte per i lavoratori autonomi che usufruiscono del regime agevolato per reddito da seconda attività. In questo caso, la convenienza risiede nell’imponibile dell’addizionale del reddito professionale, che sarebbe fissata sul 15% dell’IRPEF a prescindere dall’ammontare degli altri redditi. Tutto ciò chiaramente da ritenersi valido al di sotto dei 15mila euro di reddito complessivo. Superata questa cifra, oltre a decadere uno dei requisiti d’accesso al regime fiscale agevolato, la tassazione non rimane più fissata sul calmiere del 15%, ma sarà calcolata in base alla forbice IRPEF corrispondente al reddito dichiarato.

La riforma nasce per andare incontro alle categorie imprenditoriali secondarie, per questo la pressione fiscale sul reddito da seconda attività risulta tanto alleggerito da diventare veramente conveniente per i lavoratori autonomi che necessitano un numero di Partita IVA per fatturare redditi da attività secondarie.

Cosa cambia per i contribuenti minimi nel 2015

Se siete dei contribuenti minimi o avete intenzione di aprire una Partita IVA nell’immediato futuro, vi interesserà sicuramente sapere che modifiche sono previste per il regime dei minimi 2015.

E’ notizia di questi giorni che il governo è intenzionato ad inserire profondi cambiamenti, per quanto riguarda il regime fiscale cui i contribuenti con un basso giro d’affari saranno assoggettati.

Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare del regime dei minimi, che negli ultimi 3 anni ha consentito a questi contribuenti di ottenere grossi vantaggi, almeno per quanto riguarda il minor prelievo fiscale.

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Uscire dal regime dei minimi: il regime fiscale agevolato

Per tutti quelli obbligati a rinunciare al regime dei minimi diamo qualche dritta su quale sarà il loro futuro fiscale… Innanzitutto i possibili regimi fiscali cui si potrà essere soggetti sono diversi: il regime ordinario, quello semplificato ed il regime fiscale agevolato, di cui vi parliamo in questo articolo e che consigliamo a tutte le imprese che non hanno i requisiti per il regime dei minimi, ma li hanno per essere soggetti al regime agevolato.

Purtroppo, i vantaggi relativi al risparmio fiscale consentiti dal regime dei minimi spariscono. Questo significa che dal momento che si esce dal regime dei minimi si sarà soggetti alla normale tassazione prevista per i vari soggetti.

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Aumenta la marca da bollo per le fatture

Anche se i contribuenti soggetti al regime dei minimi non hanno di che lamentarsi in questo periodo, grazie all’aliquota agevolata cui sono soggetti i propri redditi, l’aumento di tasse e balzelli da sicuramente fastidio a tutti.

Fra questi, un’aumento molto importante per tutti i contribuenti non soggetti ad IVA che devono quindi applicare una marca da bollo sulle fatture con importo maggiore di 77,47 euro è l’aumento dell’imposta di bollo fissa, che passa da 1,81 euro a 2 euro.

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Comunicazione Unico 2013 Gratis

Come vi avevamo anticipato, eccoci qui con una guida per la compilazione e l’invio gratuito del modello Unico 2013.

Naturalmente, se vi sentite più tranquilli, potete affidarvi ad un professionista che compilerà il vostro modello e lo invierà ufficialmente ad un prezzo oscillante tra i 100 ed i 200 euro, senza però prendersi alcuna responsabilità, utilizzando i dati che gli comunicherete riguardo il reddito netto della vostra attività e gli altri eventuali redditi.

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Rinvio Unico 2013

E’ ufficiale il rinvio riguardo la scadenza per il pagamento delle imposte derivanti dal modello unico 2013. Il rinvio non riguarda tutte le categorie, ma oltre a quelle soggette agli studi di settore rientrano anche i nuovi contribuenti minimi. I termini per il pagamento delle imposte sono stati fissati all’8 luglio 2013 senza maggiorazione e dal 9 luglio al 20 agosto 2013 con maggiorazione dello 0,40 percento.

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Comunicare l’indirizzo PEC gratuitamente

In questo articolo vi forniamo una semplice guida su come comunicare online, in maniera assolutamente gratuita, il vostro indirizzo di posta elettronica certificata al registro delle imprese. Risparmierete così dai 25 ai 50 euro, generalmente richiesti per la comunicazione.

Naturalmente, è possibile affidarsi ad un professionista per la pratica di Comunicazione Unica, ma l’effetto è lo stesso di quello che otterremo seguendo questa guida.

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